Fino a non molto tempo fa, la maggior parte dei punti vendita temporanei nasceva per tamponare un’esigenza dell’ultimo momento: ad esempio per cogliere l’opportunità di situazioni impreviste o per sfruttare spazi rimasti improvvisamente liberi. 

Ai progetti di design e arredamento per eventi e spazi temporanei non erano destinati budget precisi e gli eventi venivano gestiti direttamente dai dipartimenti creativi dei brand, che si interfacciavano in maniera diretta con i fornitori. 

Adesso, le cose stanno cambiando. Si aprono infatti scenari nuovi, in cui la voce di bilancio relativa a questo tipo di attività sta progressivamente crescendo e vede l’allocazione di budget più corposi e timing molto più definiti. Una tendenza confermata persino negli ultimi mesi, durante la pandemia mondiale: sembra infatti che brand e big retailer preferiscano investire in pop-up store mirati e realizzati nei posti giusti, piuttosto che sui cosiddetti flagship store (punti vendita innovativi che nascono per essere fortemente rappresentativi del brand).

Questi ultimi necessitano di investimenti più alti ma con ritorni imprevedibili. Al contrario, quella delle installazioni temporanee risulta essere la formula più efficace e tattica, anche perché più “social”: il brand che viaggia in giro per il mondo e pubblica i suoi contenuti sui suoi canali virtuali viene percepito dagli utenti paradossalmente come più vicino. Una realtà che trasmette valori regalando nei suoi spazi esperienze immersive ed esaltanti.  

Come stanno cambiando i progetti temporary in ambito Retail 

In questo modo, la componente digitale si accosta sempre più a quella reale. Diventano quasi un’entità unica, tanto da parlare di pensiero phygital, nato appunto dall’integrazione tra esperienza fisica ed esperienza digitale. 

Il cliente si accosta al brand perché incuriosito dalla sua presenza online: ne deriva un percorso di conoscenza che nasce sui canali virtuali e prosegue all’interno, ad esempio, di un pop-up store, per concludersi poi con un acquisto che, nella maggior parte dei casi, avverrà di nuovo sul web. E così, il digital cattura l’utente all’esterno per portarlo poi all’interno dello spazio vendita temporaneo.

Da questo punto di vista, il 2020 ha portato alla ribalta nuove circostanze e nuove sfide in un contesto già molto aperto e ricettivo, come quello del design e arredamento di eventi e spazi temporanei.  

Le nuove tendenze nel settore del design e arredamento di eventi e spazi temporanei

Una delle prime esigenze che si sono poste all’attenzione di tutti negli ultimi tempi, e che è diretta conseguenza della diffusione della pandemia, è quella del distanziamento

Negozi e temporary shop dovranno riadattare i propri layout. Ma oltre alla “gabbia” fisica che li contiene occorre rivoluzionare anche i concept che vi sono alla base: l’idea del punto vendita statico, destinato ad attirare più tipologie di clienti possibili, va superata. Al suo posto, si affermeranno sempre più gli spazi quasi personali, concepiti in ottica just for me, dedicati a target molto segmentati di utenti.

In sintesi, è facile pensare come nel mondo del retail la logica dello “spazio per tutti” sarà scalzata a favore di uno “spazio per pochi” se non, addirittura, “per ciascuno”. L’obiettivo, oltre al rispetto del distanziamento sociale, sarà anche quello di andare dritti al cuore di ogni cliente, ossia di offrire a ognuno la risposta precisa a un’esigenza specifica all’interno di un luogo dai confini ben definiti e delimitati. 

L’altro tema che chi si occupa di design e arredamento per eventi e spazi temporanei dovrà affrontare è il passaggio from Global to local o Glocal. L’idea è partire da una strategia estesa e valida globalmente da declinare, però, in modo diverso a seconda del luogo.

Un esempio potrebbe essere la distribuzione di un dato prodotto o di un servizio all’interno dei punti retail di un’area geografica specifica. Un altro modo per far sentire il cliente unico e spingerlo all’interno di uno spazio dove sa di poter trovare qualcosa di speciale e insolito. 

Gli specialisti in design e allestimenti temporanei dovranno tener conto di un altro aspetto fondamentale, ossia: cosa si vede dall’esterno del punto vendita? Vetrine, display ed eventi non saranno infatti esenti dai cambiamenti in atto. Già prima di varcare la soglia, il negozio dovrà essere in grado di fornire quante più informazioni possibili all’utente di passaggio, perché costui sarà meno invogliato a entrare in un ambiente chiuso dove si è già raccolta tanta gente.

Alla necessità di toccare poco gli oggetti e di farlo meno spesso dovranno poi rispondere display sempre più interattivi, in grado di far provare servizi, prodotti ed esperienze in modo virtuale, ad esempio sfruttando tecnologie come quella della realtà aumentata.   

Chi può aiutare ad aumentare la visibilità del brand negli spazi Retail

Al crescere della consapevolezza e dell’attenzione nei confronti di questi cambiamenti corrisponde un aumento degli investimenti da parte dei brand. Da questo punto di vista, i progetti di pop-up e temporary store vengono considerati alla stregua di quelli tradizionali relativi all’apertura dei negozi fisici. In questo, le aziende avvertono l’esigenza di farsi supportare da nuovi partner, che siano in grado di concepire, progettare e realizzare eventi e spazi temporanei di questo tipo.

L’agenzia “old style”, che un tempo svolgeva la funzione di collante tra più fornitori di servizi specifici, potrebbe non essere più sufficiente. Un format di questo tipo, infatti, oggi non sarebbe più in grado di soddisfare le aspettative in merito a tempi, budget e qualità. È necessario, infatti, l’intervento di un project manager che sappia vigilare sull’intero processo.

Un partner in grado di esaltare la visibilità del brand con una strategia complessiva, agendo su tutti i punti di contatto che ci sono tra l’azienda e i suoi clienti: dagli espositori alle vetrine, dagli eventi ai pop-up store. 

In sintesi, quali caratteristiche deve possedere il partner ideale di un progetto temporaneo? Ecco quelle che non possono proprio mancare:

  • Riconosciute competenze di Project Management.
  • La conoscenza più che approfondita degli obiettivi e delle aspettative aziendali, nonché delle novità che stanno investendo il mondo del retail.
  • La capacità di garantire il rispetto di costi, tempi e qualità del risultato.
  • Il saper cogliere al volo le idee e concretizzarle in tempi rapidi, assecondando i ritmi frenetici del settore. 
  • Poter contare su un sistema di gestione molto efficace, con strumenti innovativi e project manager dedicati per garantire risposte immediate.  
  • Essere in grado di occuparsi di ogni fase del progetto, dalla quella creativa allo sviluppo tecnico, passando per la definizione dei budget, la produzione degli esecutivi ma anche la richiesta di permessi e autorizzazioni. 

Se l’agenzia non sarà più sufficiente, a farsi strada nei progetti di creazione, design e arredamento per eventi e spazi temporanei sarà sempre più il concetto di hub.

Un’unica realtà che possa interfacciarsi con l’azienda e che contenga già al suo interno tutte le professionalità e le competenze necessarie a portare a termine il compito. Una struttura pronta a mettersi in gioco e a sperimentare di continuo tra idee e fornitori diversi, per poter presentare all’azienda, di volta in volta, la soluzione migliore sulla base delle sue aspettative.

Infine, la tecnologia: sarà sempre più necessario l’uso di software e portali specifici che permettano la gestione di più fornitori secondo matrici di controllo. Un discorso valido per ogni tipo di progetto temporary: eventi, vetrine, campagne su negozi, pop-up itineranti, set design, visual merchandising e spazi whole sales.   

 Il professionista al servizio del retail

È evidente come nel retail, e in particolare in quella fetta di mercato che d’ora in poi si occuperà della progettazione e realizzazione di punti vendita temporanei, sia necessario lasciarsi guidare da chi è in grado di dare uno sguardo di insieme. Un interlocutore unico, che lavori al fianco di architetti e designer per realizzare progetti di qualità che siano fedeli al concept originale e rispettosi delle tempistiche e dei budget assegnati.

È necessario farsi supportare da professionisti in grado di ridurre e semplificare le complessità e che godano della fiducia di aziende e fornitori.

Io mi occupo in modo specifico di progetti retail. Offro soluzioni di illuminazione per studi professionali e punti vendita, arredi su disegno e custom, sedute e imbottiti per contract e hospitality. I miei 26 anni di esperienza nel settore, in ambito nazionale e internazionale, mi permettono di lavorare su progetti complessi e di poter vantare il mandato esclusivo per la vendita dei prodotti di aziende rinomate in tutto il mondo.

I punti di forza del mio lavoro sono il rispetto delle tempistiche, la cura assoluta per i dettagli e la capacità di individuare, di volta in volta, le soluzioni ottimali in linea con i budget. Inoltre, non rappresento un costo né per i progettisti a cui mi affianco, né per l’impresa che commissiona il progetto: il mio lavoro è infatti sostenuto dalle aziende che mi hanno conferito il mandato per lo sviluppo del loro mercato.

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